Il clochard Antonio Curatolo finisce davanti al giudice Daniele Cenci. Per tre mesi avrebbe ceduto eroina, due volte la settimana, ad un giovane perugino.

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Il clochard Antonio Totò Curatolo, il superteste dell’inchiesta sull’omicidio di Meredith Kercher, l’uomo che pone, con la sua testimonianza, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, è finito sotto processo per spaccio di droga. Ieri mattina l’udienza a suo carico (che si celebra davanti al giudice Daniele Cenci, pubblico ministero Silvia Nardi, difensore Marri) è stata rinviata al prossimo mese di novembre. L’inchiesta – coordinata dal pubblico ministero Tullio Cicoria – ha portato a carico del clochard una imputazione per spaccio continuato di sostanza stupefacente. In pratica nel tre mesi, nella primavera estate del 2003, Curatolo – che è nato in provincia di Avellino nel giugno del 1956 – avrebbe venduto due volte alla settimana, per tre mesi, dosi di eroina ad un tossicodipendente perugino, Nicola M.; secondo le indagini svolte dai carabinieri con appostamenti, pedinamenti e fotografie, avrebbe ceduto la droga a 30 euro a dose. Totò Curatolo – che ha avuto ruolo di testimone anche in altri due processi per terribili fatti di cronaca quali l’omicidio della povera signora Scota, affittacamere, uccisa in via delle Cantine e dell’omicidio della giovanissima nordafricana Najla Dridi, uccisa nella piscina di via Pompeo Pellini, a quell’epoca in ristrutturazione – nell’inchiesta sull’omicidio Kercher, sostiene (è uno dei testi “a scoppio ritardato”, che cioè hanno reso le loro dichiarazioni a distanza di mesi), di aver visto la sera del 1 novembre 2007 nei giardini di piazza Grimana, dove si trovava seduto su una panchina intento a leggere un settimanale, Amanda e Raffaele. Ed àncora i suoi ricordi al fatto che quella sera c’era tutto un via vai di giovani e i pullman navetta sotto l’Arco Etrusco che partivano per le maggiori discoteche perugine della periferia. Ora i difensori di Raffaele (Luca Maori e Giulia Bongiorno) con attività difensiva hanno trovato ben sette testi (gestori di discoteche, direttore della Siae, proprietari dei bus navetta) che affermano come quella sera le discoteche fossero chiuse. La corte d’assise d’appello (presidente Giovanni Borsini, a latere Massimo Zanetti) ha riaperto il dibattimento, oltre che per gli esami del dna sul coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, anche per sentire questi sette testimoni. Se questi ultimi confermeranno le dichiarazioni rese alla difesa, la credibilità del clochard rischierebbe di franare. E anche l’accusa di spaccio, ancorché in corso, non aiuterà la sua attendibilità. Come era avvenuto per un altro teste, l’albanese Kokomani, che aveva raccontato (anche lui) di aver visto tutti insieme, in via della Pergola, Amanda, Raffaele e Rudy Guede

Elio Clero Bertoldi

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